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  26/09/2012
il design italiano 20.00.11. antologia
 T. Paris, V. Cristallo, S. Lucibello (a cura di)






Come recita anche la cover di questo interessante «lavoro di ricerca sul design italiano» sono molteplici le ragioni di interesse del volume il design italiano 20.00.11. antologia – edito da Rdesignpress e curato da Tonino Paris, Vincenzo Cristallo e Sabrina Lucibello – che raccoglie i contributi complessivi delle facoltà di Milano, Genova, Venezia, Firenze, Camerino, Roma, Napoli e Bari – redatti da 55 autori tra cui i «toscani» Massimo Ruffilli, Gianpiero Alfarano, Laura Giraldi ed Eleonora Trivellin – dedicati all'ardua analisi di un decennio di design italiano molto complesso e, apparentemente, privo di punti fermi e strutture condivisibili.

A partire dalla tematizzazione proposta – «comunicazione», «creatività», «icone», «ingegno del fare», «innovazione», «musei e conoscenza», «territori e valori», «visioni e utopie», «designer e imprenditore» – che intende essere di per sé un primo contributo volto a «rendere intellegibile» la fenomenologia di un periodo che forse è possibile cogliere e ricomprendere nell'alveo semantico della nozione corale e trans-generazione di «innovazione per cultura» che è anche la «formula» scelta dal comitato scientifico – Arturo Dell’Acqua Bellavitis, Medardo Chiapponi, Patrizia Ranzo, Massimo Ruffilli, Benedetta Spadolini, coordinato dallo stesso Tonino Paris – per designare la nuova collana editoriale di cui questo volume rappresenta l'esordio.

E' indiscutibile che la peculiare abbondanza di «prodotti artificiali, sia materiali che immateriali, che attraversano i nostri spazi», chiede con forza un atto di «riduzione» ovvero un'uscita dal semplice elenco fenomenologico. Va notato perciò lo sforzo di sintesi che porta i vari autori a dare ognuno una propria lettura semplificata di un fenomeno di per sé inafferrabile. A cominciare da Medardo Chiapponi per il quale «il nodo della questione [..] sta [...] nell’analizzare il rapporto tra l’unitarietà della disciplina, che fa riferimento ad una metodologia organica compatta, e la grande varietà dei "temi" trattati».

Se Massimo Arlechino nota come «la qualità della produzione si» stia «spostando sempre più nelle fasi di "sviluppo pre-competitivo"», dal canto suo, Umberto Croppi segnala due connotati positivi del design italiano tuttora sottovalutati: «il corredo delle "qualità", reali e simboliche, che i nostri prodotti possiedono» e «la dote dell’esperienza» del nostro produrre «che deriva da una pratica lunga e diffusa». A fronte di ciò, l'anello debole di questa catena virtuosa sta nella mancanza di consapevolezza di tale valore proprio «da parte di chi dovrebbe implementarlo in termini di ricerca, di trasferimento di know-how, di facilitazioni normative; un deficit che costringe i suoi attori ad essere talvolta autosufficienti, sopperendo con fatica alle carenze di sistema».

Nel design italiano vive dunque anche oggi una implicita forza comunicativa che imporrebbe secondo Arturo Dell’Acqua Bellavitis un cambio di passo, ovvero un passaggio dall'«oggetto» al «sistema oggetto» anche nella comunicazione museale, focalizzando piuttosto «quell’insieme di aspetti complessi, quella rete di interventi che hanno concorso alla formulazione definitiva di un determinato oggetto» e che rendono pertanto «necessaria una presentazione dei relativi progetti, disegni, processi di produzione e di quant’altro possa contribuire alla comprensione dei fatti specificamente connessi ai beni presentati da parte dei pubblici più inclini all’approfondimento, specie per evidenziarne la filogenesi; deve esserci quindi una contestualizzazione esauriente dei beni presentati (ossia la presentazione del contesto in cui comparvero e vennero utilizzati), sia per inquadrarli nel loro tempo, sia per riconoscere le loro conseguenze sui tempi successivi».

Sul fronte operativo, Patrizia Ranzo segnala invece come oggi la produzione sia divenuta «pulviscolare; la produzione è un evento che avviene intorno ad ogni singolo manufatto ed è geograficamente diffusa» oltre che essere garantita sempre più da «laboratori indipendenti» che sembrano meglio corrispondere «alla valenza espressiva e comunicativa della ricerca del design contemporaneo».

Infine se Maria Benedetta Spadolini pone l'accento sulle difficoltà di storicizzare e archiviare un passato sul quale risulta non immediata «l’individuazione di metodi esatti in grado di assoggettare le collezioni permanenti a scelte universalmente condivisibili», decisamente puntate all'oggi sono i temi sollevati da Massimo Ruffilli che intravede nel panorama odierno un futuro da protagonista per il design che – anche per la sua manifesta propensione alla «sintesi» fra saperi eterogenei – risulta connesso in modo forte all'uomo opponendosi a quel destino disciplinare che ha invece coinvolto l'architettura trasformandola in «operazione meramente tecnica relegata al rispetto di burocrazie e normative». Resistenza disciplinare riconducibile anche al fatto che il design, sviluppando «nuove metodologie progettuali come il Design Discourse, il Design Driven, lo Use Centered Design, il Design for All, il Design per la Sostenibilità Ambientale» ha sempre cercato di mantenere «al centro del proprio interesse l’uomo e conservato forte il ruolo del disegno, nel senso stretto del termine, in quanto progetto capace di prefigurare e gestire il proprio futuro».

Quasi impossibile, in questa sede, riportare sinteticamente i contributi relativi ai nove temi individuati. Tuttavia, per quel che concerne la Toscana, riteniamo utile evidenziare quali siano le immagini legate al territorio – riportandone gli eventuali richiami testuali – inseriti nel volume dai numerosi saggisti e proposti nelle specifiche sezioni di «raccolta iconografica» dedicate ad ogni tema – scelta quest'ultima che connota il volume anche come una serie di «regesti ragionati», debitamente preceduti da introduzioni testuali, di questa prima decade del millenio.

Come si potrà notare, il senso di «scandaglio» della realtà territoriale proposto dal «florilegio» produttivo toscano pubblicato non appare così evidente. Poche le vere sorprese emergenti dalla consultazione di un volume che, perlomeno nelle selezioni iconografiche, sembra quasi sovrapporsi alle segnalazioni – talvolta opinabili per i sopravvalutati connotati di sintesi ed espressività tecnologico-formale dei prodotti scelti frutto perlopiù dell'assillo di definitività proprio dei criteri di scelta e che comporta, di fatto, l'interdizione del semplicemente «pragmatico», dello «spurio» e dell'«ibrido» – emerse nel processo di selezione del Compasso d'Oro. Sintomo, questo, che per un verso può far pensare ad una saldatura fra mondo formativo e quella porzione considerevolmente vasta del mondo produttivo rappresentata da ADI, ma mette altresì in luce l'insistere sempre più evidente di una spirale che ormai imbriglia comunicazione, formazione, parte della produzione e della ricerca teorica sull'argomento. Tutte apparentemente co-involte in un circuito «autonomo» che stenta a connettersi con il paese reale e con la densa complessità, nel contesto attuale, del ruolo dell'impresa che non deve tanto essere «educata» a progettare con modalità eque, solidali, di frontiera, bensì deve reperire – ovvero essere coadiuvata a trovare – un proprio «interesse» nel fare tutto ciò.
Ed è proprio in tal senso e contesto che, ad esempio, l'information design dovrebbe oggi assumere un ruolo rilevante e primario cercando di diventare il più valido alleato anche dei «tradizionali» product e interior designer e della più radicata imprenditoria al fine di palesare e far emergere quel «coagulo di interessi» atto a stimolare efficacemente il sistema design ad un rinnovato impegno etico, di ricerca e qualità in grado di coinvolgere positivamente l'interesse di tutti.

Di seguito segnaliamo l'elenco, suddiviso per temi, delle immagini relative al territorio toscano presenti nel volume il design italiano 20.00.11. antologia.

02 creatività




  • Fernando e Humberto Campana, Leatherworks, poltrona, Edra, 2009
  • Gumdesign, L’astemio, L’equilibrato, Lo smodato, Gianni Seguso, 2009
  • Paolo Ulian, Concentrico, 2011

  • 03 icone




  • Salvatore Ferragamo, calzature estive con tomaia di paglia sintetica, anni '40
  • Centro Stile Piaggio, Vespa, Piaggio, 2007
  • Centro Stile Piaggio, Ape calessino, Piaggio, 2009

  • 04 ingegno del fare




  • Documentazione fotografica relativa a fabbrica signese, Asciugatura dei cappelli di paglia, 1925 circa
  • Documentazione fotografica relativa a Salvatore Ferragamo mentre controlla il lavoro dei suoi assistenti
  • Fernando e Humberto Campana, Vermelha, Edra



  • La filosofia dell’azienda si esprime attraverso la metafora dell’«incontro»: il primo fra i Mazzei e Massimo Morozzi, da cui deriva un approccio improntato alla ricerca avanzata sia tecnica che formale per la realizzazione di oggetto-icona grazie alle tecnologie più innovative e alle capacità manuali più raffinate; secondo il motto «High Tech – Hand Made». Per costruire la poltrona Vermelha sono necessari cinquecento metri di corda speciale tessuti sulla struttura al fine di costituire un’intelaiatura e successivamente annodati per sovrapposizioni successive.

    05 innovazione




  • Ape Piaggio, 1948, Piaggio
  • Ape Calessino, Electric Lithium, Piaggio, 2009, Piaggio
  • Reinterpretazione ecosostenibile a numero limitato della mitica Ape, tra tradizione e innovazione
  • Brian Sironi, Elica, Martinelli Luce, 2009



  • Dimensionata secondo i principi della sezione aurea, non presenta nessun dettaglio tecnico a vista. Il braccio stesso della lampada costituisce l’interruttore. Compasso d’Oro 2011


  • Emanuele Magini, Lazy football, seduta per esterno, Garagedesign 2010
  • Philippe Starck, Revolutionair, microturbine eoliche, Pramac, 2010

  • 06 musei e conoscenza




  • Arte e scienza. Lo Specchio della Meraviglia di Luca Giordano, Palazzo Medici, progetto allestitivo di Perla Gianni, Firenze, 2007



  • «E va ricordata l’invenzione espositiva creata nella Galleria Luca Giordano di Palazzo Medici Riccardi a Firenze: trovata spettacolare per avvicinare anche il pubblico meno attento alla lettura dell’opera. La scelta in questo caso è mostrare la volta del museo attraverso un grande pavimento-tappeto. Questo serve a riprodurre specularmente l’affresco a sette metri di distanza: mappato fotograficamente e trasferito digitalmente su una superficie di plastica "dispiegata" sotto i piedi dei visitatori». (Ali Filippini, Tra spettacolarizzazione, tecnologica e narratività)


  • Mostra La fabbrica dei sogni (poltrona Joe, Poltronova), Design Museum - Triennale, Milano, 2011.

  • 07 territori e valori




  • Fernando e Humberto Campana, poltrone in pelle, Edra, 2007

  • 08 visioni e utopie




  • Paolo Ulian, Vasi, vaso, Skitsch, 2008
  • Michele De Lucchi, Canevara, vaso in marmo di Carrara, Up Group, 2011, mostra Independent Design Secession, Triennale Design Museum-Bovisa, 2011
  • Paolo Ulian, Tra gioco e discarica, mostra Triennale di Milano, 2010



  • Oggetti caratterizzati da una sorta di discrezione formale e funzionale fatta di gesti minimi che esprimono, con ironia e leggerezza, la sua personale visione del mondo. I pezzi esposti sono riferite a diverse categorie: contestare lo spreco della discarica; minimizzare lo scarto; reinterpretare oggetti esistenti; il gioco del design.


  • Paolo Ulian, Drinkable watercard, Opos, 2003


  • La cartolina contiene «alimenti per il corpo e per la mente» e può essere inviata nei paesi in cui c’è carenza di acqua e di cibo per sostenere.

    09 designer e imprenditore




  • Bartoli Design e Fauciglietti Engineering, R606 - Uno, Segis, 2003. XXI Compasso d’Oro 2008
  • Paolo Parigi, Canasta, poltrona con nastri della spalliera a elastici a tensione regolabile, Heron Parigi, 2000
  • Archizoom, Safari, sofà, Poltronova, 1967
  • Barca dei cantieri Vismara Marine di Viareggio, Lucca
  • Fernando e Humberto Campana, Anemone, seduta, Edra, 2001
  • Eleonora Mariotti, Morfea, lampada, Lucedentro, 2009



  • Lampada notturna ideata per le camere dei bambini che distribuisce per tutta la notte, in diversi punti dell’ambiente la luminescenza di cui si è caricata.


    T. Paris, V. Cristalllo, S. Lucibello (a cura di)
    Il design italiano 20.00.11. Antologia
    Rdesignpress, Roma 2012
    ISBN: 9788898192892
    238 pp.


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