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  11/04/2013
Dinamici equilibri. Design e imprese
 Vincenzo A. Legnante, Giuseppe Lotti, Ilaria Bedeschi






Edito da Franco Angeli, è uscito a settembre 2012 Dinamici equilibri. Design e imprese di Vincenzo A. Legnante, Giuseppe Lotti, Ilaria Bedeschi, primo volume della nuova collana Design, Innovazione, Territorio, diretta da Francesca Tosi, Giuseppe Lotti, Stefano Follesa e Alessandra Rinaldi.

Come segnalato anche nell'introduzione di Massimo Ruffilli, il volume propone esperienze condotte in vari anni da Area Design - Corso di Laurea in Disegno Industriale e Magistrale in Design della Facoltà di Architettura dell'Università di Firenze – recentemente associatasi ad ADI Toscana –, in collaborazione con CSM - Centro Sperimentale del Mobile e dell'Arredamento di Poggibonsi e aziende del territorio toscano in particolare.

Volume di sintesi e insieme regesto di diverse esperienze accumulate negli anni, il volume dà conto, anche visivamente – avvalendosi di numerosi schemi e diagrammi – di quanto sia complesso e plurisenso il lemma «progetto» e come, al medesimo tempo, questa entità – tanto molteplice e proteiforme da essere praticamente inafferrabile – costituisca sempre più uno degli elementi centrali e vitali delle società contemporanee.

Ciò soprattutto in quanto nella nozione di «progetto» vive e si esalta proprio quel «mana» mercuriale e connettivo, che spinge i «cultori del progetto» a mettere in relazione e collegare cose, eventi e persone al fine di ottenere nuove sintesi d'insieme più efficaci e performanti di quelle pregresse.

Tra innovazione – la sua implicita vettorialità «globale» e astratta – e territorio – il suo radicamento nella specificità «traditum» – la sfida è oggi, apparentemente, a tutto vantaggio della deterritorializzazione della creatività. Eppure – come nota Vincenzo A. Legnante citando una recente ricerca AASTER – si può rilevare che «una persistenza del legame tra impresa e territorio» sia avvenuta «nel quadro di un progressivo inserimento delle imprese (...) all'interno di reti deterritorializzate».

«Tra i due processi», continua Legnante, «non c'è contraddizione: proprio nella nuova economia i fattori di tipo culturale, simbolico, cognitivo hanno infatti acquisito una rilevanza sconosciuta nella storia del capitalismo. In questa economia dei segni, dunque, il territorio – almeno per alcuni beni – rimane il segno distintivo in grado di dare personalità alle merci, sottraendone i meccanismi di circolazione all'esclusiva valutazione basata sulla convenienza di mercato».

Anche sulla scorta di tale ossimoro, Giuseppe Lotti delinea le plausibili «ragioni» che rendono essenziali i «saperi locali» al «progetto» che affronta le «sfide globali». E nel far ciò prospetta anche scenari che aprono la competizione non già tra i «sistemi territoriali d'impresa» – ovvero i distretti «basati su una condivisione di saperi endogena» tipici del modello produttivo italiano – bensì tra luoghi «creativi», capaci cioè di «creare un giusto mix tra conoscenze tacite e locali e conoscenze codificate e transnazionali. Luoghi dotati anche di un appeal attrattivo nei confronti sia di altri «professionisti ed esperti» sia nei confronti degli «investimenti di imprese che intendono mettere a frutto il potenziale creativo presente nel territorio».

Quella che viene prospettata come utile, auspicabile e vincente per il prossimo futuro, è pertanto una qualità progettuale che ben al di là di produrre esiti nel solo prodotto, costituisce piuttosto una sorta di eco più vasta della qualità sociale, culturale e ambientale dei luoghi in cui si produce. Un esempio su tutti quello proposto dallo stesso Lotti sulla scorta del lavoro di Cianciullo e Silvestrini, ovvero «la lezione del cashemire di Biella che è riuscito a contrastare la concorrenza cinese» e il cui «segreto sta nella qualità dell'acqua (...) leggera, non inquinata che garantisce una morbidezza unica al mondo».

Ma se il dibattito e il confronto fra i vari attori del sistema produttivo di qualità dovrà avere al suo centro una presa di coscienza sulla relazione sussistente fra design e contesti territoriali d'impresa, per gli autori ciò non può che condurre ad una crescita valoriale del marketing territoriale ai fini produttivi e «del valore aggiunto che ad un prodotto può derivare dall'appartenenza ad un determinato contesto». E nella direzione di un'auspicata promozione «post-moderna» dei territori di produzione del futuro – sintetizzabile nella formula di «localismo cosmopolita», ideata da Ezio Manzini – assume particolare rilievo la riconosciuta capacità del design come «connettore e catalizzatore tra le conoscenze codificate (prodotte dai centri di ricerca e dalle università) e le conoscenze contestuali (definite dalle imprese di filiera e dalle altre competenze e specificità presenti sul territorio)».

Ed è proprio in ossequio a questa capacità e volontà di mediazione e intreccio fra saperi che il volume, oltre a delineare il ruolo strategico delle strutture intermedie – specificamente i Centri di Servizio in Toscana –, ne descrive l'attività tramite una puntuale registrazione dei progetti avviati in ambito universitario.

Un panorama di sei casi studio che rappresentano anche un compendio dell'assai ramificato senso e significato dello stesso concetto di innovazione al variare dei contesti produttivi e delle problematiche emergenti in essi.

Le ricerche effettuate riguardano infatti esempi di innovazione di scenario per i settori delle pietre ornamentali toscane e per il travertino di Rapolano; innovazione di sistema-prodotto relativa al settore del vivaismo pistoiese; innovazione formale proposta per il settore dell'imbottito pistoiese; innovazione tecnologica relativa ai sistemi di sigillatura tra elementi strutturali del settore del camper, innovazione valoriale-comunicativa per la creazione di un marchio di qualità ambientale per il settore del mobile toscano; innovazione per integrazione tra filiere per e fra i settori del mobile della nautica e dell'artigianato artistico.

Per ogni progetto vengono descritti e analizzati contesto, obiettivi, strumenti, processi di intervento, tempistiche, risultati raggiunti e considerazioni ex-post.

Conclude il volume un ottimo apparato bibliografico suddiviso in macro-sezioni semantiche.





Vincenzo LegnanteVincenzo Legnante (Rosarno - Reggio Calabria 1948) Professore ordinario di Disegno Industriale e presidente del Corso di Laurea in Disegno Industriale dell'Università di Firenze. È autore e curatore di libri sulla tecnologia dell'architettura e sul design.





Giuseppe LottiGiuseppe Lotti (Sesto Fiorentino - Firenze 1963) Ricercatore, è docente di Disegno industriale. Ha scritto e curato libri sul design. È vicepresidente del Corso di Laurea in Disegno Industriale dell'Università di Firenze e direttore del Centro Studi Giovanni Klaus Koenig.





Ilaria BedeschiIlaria Bedeschi (Imola - Bologna 1970) Dottore di ricerca in Disegno Industriale. E’ autrice di pubblicazione sul design e consulente del Centro Sperimentale del Mobile e dell’Arredamento per progetti di innovazione rivolti ai sistemi territoriali di impresa.





Collana Design, Innovazione, Territorio
Diretta da Francesca Tosi, Giuseppe Lotti, Stefano Follesa e Alessandra Rinaldi, la collana nasce con la volontà di esplorare i diversi ambiti nei quali il design si configura come fattore strategico di innovazione e, allo stesso tempo, come elemento centrale (catalizzatore) della capacità di sviluppo del territorio e del suo patrimonio culturale, produttivo e sociale.
Questi temi, esplicitati nelle parole chiave che danno il titolo alla collana, diventano il campo del confronto tra le molte anime del design, e tra queste e i tanti ambiti della conoscenza (economici, tecnologici, propri delle scienze umane), sempre più vicini e complementari alla disciplina.
La centralità del progetto, che rappresenta il principio guida della scuola del design fiorentino e la lezione dei suoi padri fondatori (Michelucci, Spadolini, Koenig, Segoni), può rappresentare oggi il riferimento essenziale del rapporto tra esperienze locali e conoscenze globali. Centralità del progetto che si concretizza nella consolidata vocazione alla costruzione di forme di innovazione che sappiano tener conto delle risorse e dei saperi dei territori, garantendone la sostenibilità del modello. Come specifico contributo della collana allo sviluppo della disciplina del Design ed elemento di specificità nel rapporto con altre culture progettuali e materiali.





INDEX

La centralità del progetto
Questioni di fenomenologia del design
Territori, conoscenze, competitività
Design per i sistemi territoriali d'impresa
Il ruolo delle strutture intermedie
Progetti per il territorio toscano
Metodi e strumenti per interventi sui sistemi territoriali
Per uno sviluppo locale sostenibile
Un rapporto paritetico
Bibliografia


Vincenzo A. Legnante, Giuseppe Lotti, Ilaria Bedeschi
Dinamici equilibri. Design e imprese
ISBN: 9788820405533
184 pp.
http://www.francoangeli.it/


 
     

 
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