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  02/04/2012
Jonathan De Pas, Donato D'Urbino, Paolo Lomazzi. Studio di Architettura e Industrial Design
 a cura di Santino Limonta | art direction Daniele Baroni






Non capita di frequente, nel panorama editoriale attuale, di reperire connubi sinergici di accortezza, puntiglio critico ed impegno editoriale qualificato volti a realizzare opere utili ed anzi espressamente finalizzate ad inquadrare correttamente, sotto il profilo metodologico e filosofico, figure significative del design italiano del ‘900, a partire dai loro esordi.
E' dunque da salutare con gioia la recente uscita del volume, a cura di Santino Limonta, Jonathan De Pas, Donato D'Urbino, Paolo Lomazzi, che delinea con grande precisione un percorso, non ancora concluso ma di certo consistente, avviatosi con la provocatoria partecipazione del trio di architetti-designer alla Mostra Selettiva del Mobile di Cantù del 1966, occasione nella quale De Pas, D'Urbino e Lomazzi hanno esordito come gruppo.

Stumento esplicitamente «useful» – e non gratuito o peggio «businesslike» come purtroppo la maggior parte della pubblicistica edita in questo scorcio di millennio – il libro edito da RDE Ricerche Design Editrice, intende fare il punto sul pensiero e sull’attività multidisciplinare di tre progettisti fra i più prolifici della storia dell’architettura e del design italiano ripercorrendone i cinque decenni di comune collaborazione nella progettazione di architetture, oggetti, allestimenti, arredamenti e in campo urbanistico.

Il volume è concettualmente composto da una sezione introduttiva con una riflessione di Alberto Alessi e i saggi critici di Giampiero Bosoni, Vanni Pasca e Ornella Selvafolta, seguita da un corpo centrale di progetti selezionati esposti in ordine cronologico. La parte finale ospita l’intervista ai progettisti e la riflessione di Rina La Guardia, Direttore del CASVA - Centro di Alti Studi sulle Arti Visive del Comune di Milano, ente al quale, nel febbraio 2010, gli architetti D’Urbino e Lomazzi hanno donato l'archivio storico dello Studio DDL, già ordinato e organizzato per committenze dagli stessi architetti (e che si compone di circa 2000 progetti – la cui documentazione è realizzata in parte su supporto cartaceo, circa 900 progetti, in parte su supporto informatico –, un ricco archivio fotografico, suddiviso tematicamente in relazione ai progetti, e un’ampia biblioteca di cataloghi di mostre, cataloghi di prodotti e riviste specializzate).

Proprio a tale impegnativa mole di progetti, si riferisce quindi l'«art direction» di Daniele Baroni in quanto lo studioso ha svolto un ruolo di regia e supervisione all'ordinamento critico del materiale d'archivio disponibile, collaborando in modo efficace al prezioso lavoro di studio di Santino Limonta.

Infine, tra i testi presenti, segnaliamo quello elaborato da Giampiero Bosoni che nel suo Oggetti-amici, compagni di strada (consultabile nella sezione «Contributi») ripercorre i temi del «testo-pensiero» dello studio firmato nel 1988 da Jonathan De Pas (ovvero a tre anni dalla sua scomparsa nel 1991) in cui si possono anche leggere:

«i punti cardinali intorno ai quali si è costruita e saldata la loro esperienza progettuale, e per molti versi anche di vita: il lavoro di gruppo come un dibattito che accompagna l’idea proposta da ciascuno, in genere poi sviluppata singolarmente; le idee che nascono dall’esperienza quotidiana e di lavoro; gli oggetti d’uso, con cui si ha un rapporto vivo, giudicati con gli stessi aggettivi che si usano per gli umani; il punto di partenza comune è un’idea di abitare smitizzata e fresca; sintonia con i movimenti di rinnovamento e in particolare il Pop; dall’eredità del movimento Moderno si dà per acquisita l’attenzione ai fatti funzionali; l’interesse per il quotidiano nei suoi aspetti di costume, di espressione e di comunicazione; nel progetto interessa l’idea e si lavora perché rimanga ben leggibile nell’oggetto finito; il design come un lavoro di regia tra fatti sociali, ricerche formali e industria; riconoscibilità del progetto non per cifra stilistica ma per il metodo e il processo; arrivati al design partendo dall’architettura, una formazione alla base del successo del design italiano; l’esperienza del design da reintegrarsi all’architettura con qualcosa di più che l’attenzione ai particolari e all’industrializzazione; il travaso di metodi e di esperienze tra i temi di maggior interesse per il prossimo futuro.

«Tutti questi temi e in particolare l’ultimo, che anticipa uno dei ruoli oggi più interessanti del design contemporaneo, sono sempre rimasti nelle corde di questo gruppo. Per questo, anche dopo la scomparsa della personalità energica e impegnata di Jonathan De Pas, figura di riferimento del dibattito del design negli anni Settanta e Ottanta, il gruppo di amici Donato D’Urbino e Paolo Lomazzi ha continuato a creare oggetti «simpatici e intelligenti» nello spirito sempre vivo di un’idea smitizzata e fresca dell’abitare: oggetti amichevoli come l’essere umano che vorremo sempre incontrare sulla nostra strada, col quale vale la pena di condividere un po' di strada insieme».



Jonathan De Pas, Donato D'Urbino, Paolo LomazziJonathan De Pas (1932-1991),
Donato D’Urbino (1935) e
Paolo Lomazzi. (1936) Fondano il loro Studio nel 1966, dopo precedenti esperienze professionali, sia individuali, che in associazione con altri architetti.I loro interessi spaziano dal campo del design industriale, dell’arredamento e dell’allestimento, a quello dell’urbanistica e dell’architettura. Si affermano negli anni ’60 come esponenti del design anticonvenzionale di tendenza pop: celebre è la poltrona Blow del 1967 e altrettanto lo sono i progetti per le strutture pneumatiche, abitative ed espositive, degli stessi anni. Riveste un particolare interesse la loro ricerca sulle tecnologie industriali avanzate, particolarmente in relazione alle strutture pneumatiche applicate al design e all'architettura. Nel 1968 partecipano all’Expo mondiale di Osaka, con un progetto di coperture a moduli compositi formati da semisfere gonfiabili, e, nello stesso anno, alla XIV Triennale di Milano, con un tunnel, sempre gonfiabile, progettato come raccordo tra il palazzo delle Esposizioni e un padiglione esterno.La ricerca nell’ambito dei «gonfiabili» prosegue negli anni successivi, conseguendo esiti originali, tanto nel design come nelle architetture temporanee. Dagli anni ’70 partecipano a numerose mostre sul design italiano presso importanti musei nel mondo, tra cui spiccano, per importanza Italy: The New Domestic Landscape al Museum of Modern Art di New York nel 1972 e Italianische Möbel Design 1950/80 allo Stadt Museum di Colonia nel 1981.Conseguono numerosi premi e riconoscimenti, tra cui il Compasso d'Oro (Milano, 1979), il BIO – Biennal of Industrial Design - 7 e 9 (Lubiana, 1977 e 1981), il premio Delta/Adifad (Barcellona, 1990), il Design Award Winner (Hannover, 1998). All’attività progettuale uniscono quella teorica, attraverso l’Associazione per il Disegno Industriale, e quella didattica, attraverso la docenza al Politecnico di Milano e allo IUAV di Venezia. La loro produzione è documentata nella letteratura storica sul design italiano e nelle principali pubblicazioni internazionali di architettura e disegno industriale.Loro opere sono presenti nelle collezioni permanenti di vari musei, tra cui il Museum of Modern Art di New York, il Victoria & Albert Museum di Londra, il Centre Pompidou a Parigi e la Triennale di Milano. L’archivio, già ordinato e organizzato per committenze dagli stessi architetti, si compone di circa 2000 progetti, la cui documentazione è realizzata su supporto cartaceo per circa 900 di essi, mentre per i restanti è stato utilizzato unicamente un supporto informatico. Completa la documentazione un ricco archivio fotografico, suddiviso tematicamente in relazione ai progetti, e un’ampia biblioteca di cataloghi di mostre, cataloghi di prodotti e riviste specializzate, tutti testimoni dell’attività dello Studio. Nel febbraio del 2010 gli architetti D’Urbino e Lomazzi hanno donato al CASVA l’archivio, che sarà consultabile per motivi di studio e di ricerca non appena conclusa la catalogazione informatizzata con applicativo Sesamo 4.1.





Santino Limonta (a cura di)
Jonathan De Pas, Donato D’Urbino, Paolo Lomazzi. Studio di Architettura e Industrial Design
RDE Ricerche Design Editrice, Milano 2012
ISBN 9788890474415
272 pp.


 IMAGE GALLERY 


Santino Limonta (a cura di), Jonathan De Pas, Donato D'Urbino, Paolo Lomazzi. Studio di Architettura e Industrial Design, RDE Ricerche Design Editrice, Milano 2012 Jonathan De Pas, Donato D'Urbino, Paolo Lomazzi, Blow - poltrona gonfiabile, 1967, Zanotta Jonathan De Pas, Donato D'Urbino, Paolo Lomazzi, Joe - poltrona, 1970, Poltronova Jonathan De Pas, Donato D'Urbino, Paolo Lomazzi, Sciangai, 1973, Zanotta


 
     

 
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