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  23/07/2012
Per Angelo Mangiarotti
 di Paolo Ulian






Di rado l'interesse storico-critico nei confronti dei rapporti inter-generazionali – fra la cosiddetta «generazione dei maestri» e le almeno due successive – ha fatto emergere debiti poco meno che superficiali da parte dei protagonisti della scena attuale nei confronti di coloro che, con la loro attività per certi versi pionieristica, hanno segnato la storia del design del secondo dopoguerra. Fra allievi e caposcuola allignano sovente carsici conflitti che non facilitano l'ammissione di illuminanti lasciti, e quand'anche non vi siano sostanziali diverbi «edipici», nel raffronto di due epoche professionali pesano assai più le situazioni di «contorno», l'inconciliabilità dei mercati di riferimento, le tematiche affrontate piuttosto che i metodi progettuali ereditati e/o adattati. Nondimeno l'attento e misurato saluto di Paolo Ulian al mai incontrato «maestro» Angelo Mangiarotti, testimonia quanto e come – indipendentemente dalla fisica frequentazione – possa rivelarsi ramificata e potente la capacità di dialogo a distanza – talvolta per tramiti «desueti» come mostre e cataloghi – fra due sinceri cultori della materia e dell'etica progettuale. Ovvero tra due virtuosi di quell'intreccio tra «pensare» e «fare» che, esaltando la «specificità» del progetto, verifica ogni volta – e in prima persona – che nell'«esecuzione non esistono particolari».


Devo confessare che fino a una decina di anni fa conoscevo solo una piccola parte della ricerca artistica di Angelo Mangiarotti. Conoscevo cioè quella serie di capolavori che avevo studiato sui testi antologici del design italiano durante gli anni della mia formazione, come i mitici tavoli Eros o la lampada Lesbo o i ganci in vetro componibili e poco altro.

Non avevo ancora colto il filo rosso che li legava, ero semplicemente affascinato da qualcosa di latente che ancora mi sfuggiva. Ci sono volute un paio di importanti mostre sul suo lavoro e i relativi cataloghi per ridestare la mia attenzione, per cogliere il valore complessivo della sua opera e per far esplodere la mia sconfinata ammirazione per la sua arte.

Basta prendere un qualsiasi suo progetto per accorgersi che ognuno di questi è un saggio sull’innovazione espressiva dei materiali, dove l’innovazione avviene senza alcun tipo di forzatura, in modo apparentemente semplice, indagando e interpretando le leggi insite in ogni materiale per farle emergere con naturalezza e precisione.
In questo Mangiarotti era un maestro assoluto.

Tra i suoi progetti ce ne sono alcuni meno noti che io porto sempre con me, come riferimento importante, sculture che ha realizzato alla fine degli anni novanta e dalle quali traspare tutta la sua grandezza di progettista e raffinato cultore della materia. Tra queste, una serie di sculture in marmo denominate Percorsi – ora esposte a Marina di Carrara – in cui egli utilizza, nel modo più appropriato, le allora nuovissime tecnologie a controllo numerico e con le quali taglia un blocco di marmo in modo da far slittare verso l’esterno alcune parti per ottenere un altorilievo di forte impatto formale. Tutto questo senza creare alcuno scarto di materiale.

Stessa cosa nella colonna Cono-cielo in cui taglia in modo concentrico delle forme tronco-coniche estraendole da unico blocco di marmo in modo da ottenere una colonna cava all’interno alta dieci volte il blocco stesso.
Due esempi paradigmatici di come Mangiarotti raggiunga elevatissimi risultati estetici utilizzando il materiale lavorato nella sua interezza, scarti compresi.

Mangiarotti in queste sue opere abolisce la differenza tra pezzo utilizzabile e quello di risulta, tra pezzo buono e quello da buttare.
Nelle sue sculture entrambi divengono protagonisti, presenze indispensabili alla compiutezza della composizione, elementi assolutamente omologhi e sinergici.

Mangiarotti era un anticipatore. Non risparmiava materia perché lo suggerivano le tendenze della nuova epoca. Lo faceva esclusivamente perché guidato dal suo buon senso, dalla serietà e dall’impegno a fare bene il suo mestiere, senza mai urlare perché i grandi non ne hanno bisogno, lasciando solo alle sue opere il compito di raccontare il senso del suo pensiero.

Per la mia personale ricerca progettuale le opere di Mangiarotti sono state un faro illuminante.
In questo momento storico molti progettisti indirizzano le proprie ricerche nel territorio del riutilizzo di scarti già esistenti. In questo percorso, per rendere finalmente incisivo lo sforzo di porre rimedio ai numerosi danni provocati da scelte produttive ancora troppo insensibili nei confronti dell’ambiente, Mangiarotti ci insegna in modo inequivocabile che il progetto eticamente cosciente può dare un suo importante contributo per limitare o in alcuni casi addirittura eliminare la produzione di sfridi di lavorazioni.

Il progetto sensibile e responsabile può fare la differenza per iniziare a immaginare un nuovo possibile percorso progettuale nel sistema produttivo, può essere il primissimo passo per iniziare a riordinare il nostro futuro.





Angelo MangiarottiAngelo Mangiarotti. (Milano 1921-2012) Nel 1948 si laurea in architettura al Politecnico della stessa città. Negli anni 1953-1954 svolge attività professionale negli Stati Uniti partecipando, tra l’altro, al concorso per il LOOP di Chicago. Durante questo periodo di permanenza all’estero conosce Frank Lloyd Wright, Walter Gropius, Mies van der Rohe e Konrad Wachsmann.
Nel 1955 di ritorno dagli Stati Uniti, apre uno studio a Milano con Bruno Morassuti fino al 1960. Nel 1989 dà vita al Mangiarotti & Associates Office con sede a Tokyo.
Dal 1986 al 1992 è art director della Colle Cristalleria.
Mangiarotti affianca all’attività professionale, le cui opere sono pubblicate su libri, riviste specializzate e quotidiani, una intensa attività didattica svolta nelle Università italiane ed estere. Nel 1953-1954 è visiting professor all’Institute of Design dell’Illinois Institute of Tecnology a Chicago; nel 1963-1964 tiene un corso all’Istituto Superiore di Disegno Industriale di Venezia; nel 1970 è visiting professor all’University of Hawaii; nel 1974 all’Ecole Politecnique Fédérale di Losanna, nel 1976 all’Univesity of Adelaide e al South Australian Institute of Technology di Adelaide; nel 1982 è professore a contratto presso la Facoltà di architettura di Palermo; nel 1983 è professore supplente presso la cattedra di Composizione alla Facoltà di Architettura di Firenze, nel 1989-90 è professore a contratto presso la Facoltà di Architettura di Milano; nel 1997 è professore a contratto presso il corso di laurea in Disegno Industriale della Facoltà di Architettura del Politecnico di Milano. Tiene numerosi seminari e conferenze a livello internazionale.
L’attività progettuale di Mangiarotti, i cui fondamenti teorici sono stati espressi nel libro intitolato In nome dell’architettura e pubblicato nel 1987, tende ad evidenziare le caratteristiche intrinseche di ogni oggetto, in quanto solo una progettazione «oggettiva» è in grado di evitare prevaricazioni nei confronti della propria utenza per diventare invece riconoscibile collettivamente. Il linguaggio architettonico diventa l’espressione di un nuovo rapporto tra uomo e ambiente, mentre nell’attività di designer Mangiarotti riserva un ruolo molto importante alla ricerca plastica. Obiettivo della sua ricerca, condotta sempre nel rigoroso rispetto delle caratteristiche della materia, è la definizione della forma dell’oggetto come qualità della materia.
L’attività progettuale è contrassegnata da numerosi riconoscimenti sia nel campo del design che in quello delle costruzioni:
  • Premio Domus Formica (1956)
  • Premio In/Arch per la Lombardia (1962)
  • Primo Premio Nazionale del Golfo di La Spezia per l’Industrial Design (1963)
  • Premio AIP-Associazione Italiana Prefabbricatori (1972)
  • Prix Européen de la Construction Métallique (1979)
  • Medaglia e diploma onorario alla III Biennale Mondiale di Architettura di Sofia (1986)
  • Primo premio Concorso Targa Alcan (1989)
  • Menzione speciale Premio Nazionale In/Arch (1989)
  • Premio Design Plus per la collezione Ergonomica (1991)
  • Marble Architectural Awards (1994)
  • Compasso d’oro ADI alla carriera (1994)
  • Laurea “Honoris Causa” in Ingegneria - Facoltà di Architettura. Technischen Universitat di Monaco (1998)
  • Medaglia d’oro categoria architettura - Accademia della Torre di Carrara (1998)
  • Laurea Honoris Causa in Disegno Industriale - Facoltà di Architettura. Politecnico di Milano (2002)
  • Medaglia d'oro di Apostolo del Design da Rima Editrice (2006)
  • Marble Architectural Awards 2007, menzione speciale
  • (www.studiomangiarotti.com)






    Paolo UlianPaolo Ulian. (Massa-Carrara 1961) Il design che prima non c’era, questa potrebbe essere la postilla per le piccole invenzioni che Ulian ci ha regalato in oltre vent’anni di attività. Profondo, impegnato, semplice e cogente come il design del primo dopoguerra, il lavoro di Ulian è innanzitutto una meditazione sul ruolo della professione designer, da intendersi come indagatore sociale, ecologista, antropologo, ma, soprattutto, come «creatore di senso». In ogni suo progetto – dal paravento Onda, alle ciabattine Print, dal doppio coltello Pane e Salame, al tavolo-panca Cabriolet – si coglie l’emergere di uno spazio di progetto inusitato. Di lui, sovente invischiato nell’ibridazione in cui spesso si cela il nuovo, sta (purtroppo lentamente) accorgendosi anche il grande pubblico, l’imprenditoria più attenta – L’Abbate, Attese Edizioni, Azzurra Ceramiche, Ceccotti, Coop Italia, Driade, Droog Design, FontanaArte, Henraux, Luminara, Officinanove, Opposite, Segis, Sensi&C., Up Group, Zani&Zani – e l’editoria con il volume SaleFino in cui si trova un compendio testuale e figurativo della sua capacità di «inseguire con dedizione da missionario l’utopia della qualità poetica per tutti». Tra i progetti più recenti si segnalano: I Cardboard Vase, il tavolo da esterni Pin, la ciotola Una seconda vita, la panca estensibile Row, il lavabo Tandem e il Vaso Vago, certamente il miglior progetto coinvolto nell’evento espositivo Cambiovaso selezionato per l’ADI Design Index 2009. Sempre nel 2009, Paolo Ulian 1990-2009 è la sua prima mostra monografica presso la Fabbrica del Vapore a Milano (con ottimo ed esaustivo catalogo di Beppe Finessi), cui, nel 2010, segue la mostra a cura di Enzo Mari Tra gioco e discarica negli spazi del Triennale Design Museum. Nello stesso anno è l’unico designer chiamato a rappresentare il continente europeo con una installazione presso il Salone Satellite. Tra i premi si segnalano: 1990 Design for Europe – Belgio; 2000 Design Report Award e ADI Design Index; 2002 ADI Design Index (tre prodotti); 2009 ADI Design Index, IF Product Design Award e DesignPlus; 2010 ADI Design Index; 2011 Premio Social Design, due Menzioni d'Onore al XXII Compasso d'Oro e – coinvolto com'è nel progetto collettivo Domo - XIX Biennale dell'Artigianato sardo – è fra gli autori che contribuiscono all'assegnazione del primo storico Compasso d'Oro alla regione Sardegna. (www.paoloulian.it).






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    Angelo Mangiarotti, Cavalletto - libreria, 1953-‘55, AgapeCasa (ried.) Angelo Mangiarotti, Cavalletto - libreria, 1953-‘55, AgapeCasa (ried.) Angelo Mangiarotti, Section - orologio da tavolo, 1956, Klein and More (ried.) Angelo Mangiarotti, Lesbo - lampada in vetro soffiato, 1966, Artemide

    Angelo Mangiarotti, Giogali - anello piegato in vetro per  catene di cristallo, 1967, Vetreria Vistosi Angelo Mangiarotti, Giogali - anello piegato in vetro per  catene di cristallo, 1967, Vetreria Vistosi Angelo Mangiarotti, P71 - poltroncina in tubolare metallico curvato, 1971, AgapeCasa (ried.) Angelo Mangiarotti, P71 - poltroncina in tubolare metallico curvato, 1971, AgapeCasa (ried.)

    Angelo Mangiarotti, Eros - tavolo in marmo con incastro a gravità, 1971, AgapeCasa (ried.) Angelo Mangiarotti, Eros - tavolo in marmo con incastro a gravità, 1971, AgapeCasa (ried.) Angelo Mangiarotti, Tre 3 - sedia in legno e  cuoio, 1978, AgapeCasa (ried.) Angelo Mangiarotti, Tre 3 - sedia in legno e  cuoio, 1978 | Compensato - tavolo, 1953-‘55, AgapeCasa (ried.)

    Angelo Mangiarotti, Eccentrico - tavolo in marmo con incastro a gravità, 1979, AgapeCasa (ried.) Angelo Mangiarotti, Cono-cielo - struttura a elementi concentrici in marmo, 1987 Angelo Mangiarotti, Il percorso – scultura in marmo, 1999 Angelo Mangiarotti, Cambiamento - scultura in marmo, 2006-2007


     
         

     
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