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  02/04/2012
Design il primato perduto. Quando Firenze «vestiva» i migliori prodotti industriali
 Gianni Pettena*






Ripubblichiamo in questa sede, un testo molto intenso, scritto alcuni anni fa da Gianni Pettena, che, per il tema affrontato – la centralità formativa della Toscana e di Firenze in particolare –, ci pare di cruciale interesse per qualsiasi elaborazione strategica che si proponga di incidere sul futuro culturale e produttivo della regione dei prossimi anni. Ringraziamo l'autore per l'opportunità concessa di proporre questo stralcio in occasione della IV Lezione di Design tenuta dallo stesso Pettena insieme a Gilberto Corretti e Alessandro Mendini il 10 aprile, alle ore 18.30, presso il Caffé delle Murate a Firenze.

E’ come se negli ultimi vent'anni fosse calato un velo di grigiore, ci fosse stato un esaurirsi di energie vitali su una Firenze che ospitava, nelle gallerie d'arte, l'incontro tra i maggiori artisti e i più vitali progettisti del momento: dove sono oggi Schema, Zona, Area, Alchimia? E oggi dall'università non escono più, così come dalle scuole di design e dalle accademie, coloro che costituiranno l'ossatura di un pensiero trascritto in progetto, di una creatività e produzione di primissimo piano. E l'industria, che allora produceva ciò che si ritrova oggi in tutti i musei, è quasi scomparsa, tranne quei pochi che hanno saputo crescere e organizzarsi in un marketing adeguato ai tempi contemporanei.

E così quasi nessuno, se non gli addetti ai lavori, sanno quanto la Toscana, e Firenze in particolare, abbiano contribuito alla ricerca e al rinnovamento di teoria e prassi progettuale anche nel campo del design, sia sperimentale che industriale, e quanto questo abbia connotato l'immagine contemporanea del progetto italiano nel mondo.
Se senz'altro fin dagli anni Cinquanta del ventesimo secolo è l'opera di Corradino D'Ascanio, con la Vespa, ad inaugurare un ideale percorso della creatività toscana nel campo del design, saranno poi l'industria del mobile e della ceramica a dare occasione ai progettisti di educazione fiorentina di produrre le prime realizzazioni.
Dopo Michelucci, che introdurrà il dopoguerra con un design di tradizione razionalista, uno dei suoi allievi, Pier Luigi Spadolini, segna l'effettivo inizio di un cammino di crescita e maturità del design di scuola toscana con le sue realizzazioni e i suoi studi sull'uso delle materie plastiche, e con il primo corso in ltalia, nella Facoltà di architettura di Firenze, di «Progettazione Artistica per l'Industria». Spadolini, che apre per il design toscano una stagione di risonanza nazionale e internazionale, troverà un degno erede, come designer industriale, in Roberto Segoni, che con Giovanni Klaus Koenig progetterà tra l’altro, tra gli anni Settanta e Novanta, treni, tram, moto, in una ricchissima produzione che per la sua qualità e originalità avrà un ampio successo di vendite e critica anche all'estero.
A Pier Luigi Spadolini si deve anche negli anni Sessanta la fondazione della Scuola per designer I.S.I.A. - Istituto Superiore Industrie Artistiche, e a Roberto Segoni negli anni Novanta l'avvio del Corso di Laurea di Disegno Industriale della Facoltà di Architettura di Firenze.

Gli anni Sessanta, con Zanuso, Magistretti, Castiglioni, Sottsass, Munari, segnano il successo nel mondo del design italiano, che è soprattutto milanese di scuola e di produzione, ma già dalla fine di questo decennio a Firenze e in Toscana l'architettura e il design aprono una stagione destinata a influenzare non solo ricerca e proposizione progettuale di buona parte del panorama architettonico internazionale (Eisenman, Koolhaas, Site, Foreign Office, Tschumi ad esempio), ma anche la produzione a venire nel design, anche e soprattutto milanese, che tuttora viene guardato come insostituibile fonte di ispirazione e di tendenza.

Archizoom e Superstudio (con la loro iniziale produzione prima per Poltronova di cui era art director Sottsass, e poi per Cassina), Ufo, eccetera introducono un profondo rinnovamento sia linguistico che concettuale, tale da formare, attraverso anche l'insegnamento di alcuni docenti della Facoltà di Architettura di Firenze, un'intera generazione, di scuola fiorentina e poi di residenza milanese, che ancora oggi costituisce la parte più vitale del design in Italia.
Michele De Lucchi, Massimo Iosa Ghini, Giovannoni e Venturini, Marco Zanuso jr., Matteo Thun, Johanna Grawunder, Roberto Semprini, Aldo Cibic, Mike Ryan, Marco Zanini, Tim Power, insieme ad Andrea Branzi, Massimo Morozzi, Paolo Deganello (della generazione «radicale» dei primi anni Settanta) – tutti di educazione fiorentina, formatisi alla Facoltà di Architettura o alla California State University, filiale di Firenze, e poi «migrati» verso Milano, capitale della produzione – costituiscono infatti oggi, insieme ai grandi maestri milanesi ultraottantenni Sottsass e Magistretti, l'immagine del design italiano nel mondo.

Si produce, tranne che per Poltronova e Edra, prevalentemente a Milano, ma buona parte dei migliori progettisti provengono dalla scuola fiorentina, il cui contributo di creatività, pensiero e sperimentazione è stato fondamentale per quel design italiano che è nelle collezioni del MoMA di New York, del Centro Pompidou di Parigi e di tutti i più importanti musei.
E Firenze sembra quasi non accorgersene. Per anni non registra questa sua prestigiosa realtà (l'Università di Firenze bandisce solo ora il primo concorso di professore per il Corso di Laurea in Disegno Industriale!) e non esisteva fino a pochi mesi fa un museo del design, da poco inaugurato a Calenzano presso la sede del Corso di Laurea in Disegno Industriale.
Ma forse qualcosa ora si muove... L'Associazione Industriali di Firenze ha promosso a Calenzano, ancora presso Design Industriale, un convegno tra industria e sindaci della piana e la Camera di commercio un incontro su creatività e design, episodi che sono sintomi di un inizio di attenzione verso una realtà di educazione e produzione che si auspica venga perfezionata in un maturo rapporto tra università e mondo della produzione, tale da contribuire alla formazione, e utilizzare chi esce dalla scuola fiorentina nel nostro contesto, interrompendo la «migrazione» delle forze migliori verso altri lidi.

* Il testo qui riportato è stato originariamente pubblicato su "La Repubblica" del 17 settembre 2006.



La situazione. Ancora attivi oggi sul piano della ricerca e innovazione sono Poltronova, Alessio Sarri, Ultima Edizione e Pampaloni, laboratorio orafo che realizza oggetti e gioielli per Lapo Binazzi, Marco Zanini, Alessi e Tiffany. Edra con la consulenza di Massimo Morozzi , acquista notorietà internazionale anche e soprattutto per i mobili dei fratelli Campana, mentre Targetti, multinazionale dell’illuminazione, segnala particolare sensibilità nel promuovere una particolarissima collezione di arte visiva.
I protagonisti. Dopo i pionieri D'Ascanio, Spadolini, Koenig e Segoni negli anni Settanta si affaccia una nuova generazione.
Il presente. Da poco esiste una cattedra, da poco il museo di Calenzano. E ora si svegliano industriali e commercio.





Gianni PettenaGianni Pettena. (Bolzano, 1940) Vive e lavora a Fiesole-Firenze. Laureato nel 1968 presso la Facoltà di Architettura dell'Università di Firenze, vi ha svolto attività didattica a partire dal 1973. Dal 1983 ha insegnato anche alla Domus Academy di Milano, scuola internazionale post-laurea di design. Ha tenuto seminari e conferenze nelle scuole d’architettura più prestigiose d'Italia e all’estero; ha scritto di architettura e di design, ha pubblicato articoli e saggi su riviste d’arte e d’architettura contribuendo a mantenere vivo il dibattito sul rapporto tra le due discipline e sul ruolo del "radicale"; ha partecipato come critico al dibattito internazionale riflettendo tale esperienza nella sua attività didattica.
Co-fondatore e co-ispiratore alla fine degli anni '60 del movimento dell'Architettura Radicale e in seguito della Global Tools, ha svolto attività sperimentale intesa a eliminare i confini disciplinari e rivisitare e reinventare alfabeti e linguaggi. Ha riproposto le tematiche del "radicale" nella mostra Radicals alla Biennale di Architettura di Venezia del 1996 e nella successiva esposizione Archipelago al Palazzo Fabroni di Pistoia nel 1999.
Le sue opere sono state presentate in un'ampia ricognizione antologica al Frac Centre di Orléans nel 2002 e alla Fondazione Piaggio di Pontedera nel 2003. Nel 2008 ha partecipato alle rassegna Manifesta 7 a Rovereto e nel 2009 alla mostra collettiva The death of the audience organizzata presso il palazzo della Secessione a Vienna.







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Gianni Pettena, Rumble - divano, 1967, Gufram Gianni Pettena, babele - tavolo, 1967, Gufram Gianni Pettena, Buon Compeanno - letto,  1985, Galleria Speciale Gianni Pettena, Architectures in Love - anelli,  1997


 
     

 
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