Logo ADI Toscana  
Logo ADI Toscana
 
ADI Toscana ADI News   ADI Members   ADI Services   ADI Awards   ADI Resources
   
ADI News     Calendario Incontri ADI  |  Eventi  |  Concorsi  |  News  |  Contributi  |  Newsletter
Ulteriori documenti, servizi ed informazioni sono disponibili nell'AREA RISERVATA SOCI 
 

 

 
 
 
vai al web dell'ADI Nazionale
 
no_image

  23/05/2012
Inserzione a pagamento | Un imprenditore risponde
 Enzo Mari* | Eugenio Perazza**






Nel 2004 i lettori della rivista "Domus" di aprile (il n° 869 che, oltre ad una foto su tre pagine di Ettore Sottsass, Enzo Mari, Andrea Branzi, Alessandro Mendini e Vico Magistretti, conteneva il resoconto di una loro aperta e stimolante riunione avvenuta qualche settimana prima) trovarono, a pag. 30, una singolare inserzione bilingue su due pagine attribuita allo stesso Enzo Mari. Tra il serio e il faceto (l'inserzione esordiva con i ringraziamenti all'editore per lo straordinario sconto ottenuto), l'appello del designer segnalava il suo disagio nei confronti dell'imprenditoria in genere. Dichiarandosi disposto, con riserva, a collaborare con la controparte, al contempo Mari elencava quali fossero allora, a suo avviso, le carenze più evidenti delle «tigri del reale». Passati alcuni mesi, sempre sulle pagine di "Domus", Eugenio Pedrazza di Magis diede prova di non aver gradito l'esplicito sarcasmo di Mari fornendo in un teso articolo di risposta la propria, contrastante, versione dei fatti. Ritenendo entrambe le posizioni ancora oggi attuali e, in buona parte, fondate, le riproponiamo in questa sede a otto anni dalla originaria pubblicazione in occasione della VI Lezione di design tenuta dallo stesso Perazza insieme a Pierluigi Bemporad e a Odoardo Fioravanti il 5 giugno 2012, presso il Caffé delle Murate a Firenze alle 18.30.

Inserzione a pagamento
Enzo Mari




Progettista di grande esperienza
e di riconosciuta qualità

cerca disperatamente1
non solo per sé2

GIOVANE IMPRENDITORE3

si richiedono:

IL CORAGGIO
di realizzare progetti strategici4
quale unica salvezza dalla profonda crisi economica che coinvolge tutti.

L'UMILTÀ
Di non voler progettare anche la forma5

DI CONOSCERE LA DIFFERENZA:
  • tra design e moda6
  • tra design, prodotto industriale, arte applicata e karaoke7
  • tra lavoro alienato e lavoro di trasformazione.







  • Note
    1. Un buon progetto richiede l'alleanza appassionata di due persone: in soldato dell'utopia (il progettista) e una tigre deI mondo reale (l’imprenditore). E’ sempre la tigre, se vuole, che consente la realizzazione di almeno un frammento di utopia. Oggi le tigri sembrano estinte.
    2. Ma anche per consentire un futuro di lavoro dignitoso almeno per a qualcuno dei giovani.
    3. Indipendentemente dall'età.
    4. Tra questi, non è di secondaria importanza l'affermazione di uno standard (da «étendard», bandiera). E’ il valore primo di una azienda, è ciò che fa la differenza.
    5. Corrisponde ad una scelta ideale che si manifesta con una rigorosa coerenza formale. In mancanza di questa le Aziende muoiono. Un buon imprenditore è un ottimo progettista. Dell'organizzazione e del consenso ha la capacità di valutare la forma. E’ però impossibile che sia anche in possesso delle tecniche raffinate e della tensione utopizzante necessaria a realizzare una forma dignitosa.
    6. Tra durata ed effimero.
    7. Dal Karaoke si passa al Pachinko e quest'ultimo è l'allegoria del Salone del Mobile.



    Un imprenditore risponde a Enzo Mari
    Eugenio Perazza

    Mi riferisco all’inserzione che Mari ha fatto pubblicare sul numero di aprile 2004 di Domus.
    Gli rispondo e lo faccio dalle colonne della stessa rivista perché l’inserzione, al di là della «ricerca di personale», solleva un problema di vasto interesse, che è quello del ruolo del designer e dell’imprenditore nella delicata e complessa vicenda dello sviluppo del progetto.

    Voglio subito dire che, come ho letto l’inserzione, mi è venuto in mente re Luigi XV°.
    Fu lui a proclamare: «Dopo di me, il diluvio».
    Mari è là, in quei paraggi, quasi quasi ad esclamare: «Senza di me, il disastro economico».
    Eppure io sono convinto che, a parte il sottoscritto, nessuno abbia risposto all’inserzione e, se le cose stanno davvero così, delle ragioni devono pur esserci.
    Provo a cercarle.

    Mari è un designer di portata. Lui ha una portata come i fiumi, come il Po, superiore a tutti, in cinquant’anni di lavoro ha prodotto tanto e continua a farlo ancora oggi con lo spirito di un quarantenne, esprimendosi comunque sempre ad alti livelli di qualità.
    C’è sempre nel suo progetto una misura classica, che gli conferisce un’aura di designer antico, dei tempi della Magna Grecia.
    Mari è un campione di qualità. Lo sanno molti. Come pure molti sanno che Mari non è un campione di incassi. E’ difficile, infatti, trovare il suo nome legato a prodotti di grande successo commerciale. Mari, dunque, non si può definire un designer «bankable», di sicura cassetta e, di conseguenza, desta pochissimo interesse verso un mondo di imprenditori abituati a misurare l’importanza dei progetti soprattutto in base al fattore numerico.

    C’è di più.
    Guardando in filigrana l’inserzione, si capisce facilmente che Mari cerca un imprenditore disposto a dargli carta bianca, qualcuno che si inchini acriticamente alle sue strategie di progetto e lo sostenga con spirito di gregarismo.
    Ma non esiste, perdio, un imprenditore del genere!
    La direzione del design, che vuol dire la direzione dello sviluppo prodotto, è dell’imprenditore. E’ fuor di discussione. Lui ha il senso dell’orientamento (sennò che imprenditore è!), lui decide le strategie di progetto, chi avere a fianco ecc., ecc... e non esiste designer interessante al mondo per un’azienda che non sa dove andare.

    A Mari, non di meno, va riconosciuto il grande merito d’aver contribuito, come pochi altri, alla creazione di quel mondo di oggetti di alto valore di progetto, benché di debole significato commerciale, che hanno fatto il made in Italy.
    Mari, un giorno di alcuni anni fa, mi disse: «Vede, Perazza, questa sedia (si riferiva alla Tonietta da lui disegnata per Zanotta) funziona bene sul mercato. Non capisco quale errore di progetto abbia fatto» (sic!).

    Conosco Mari praticamente da sempre, ma solo da cinque anni a questa parte lavoriamo assieme.
    Lo incontro nel suo studio ogni dieci giorni circa e ogni volta 4/5 ore assieme. Spesso usa parole dure contro Magis, talvolta la elogia con espressioni del tipo «c’è di peggio in giro». Gli piacerebbe, in ogni caso, vederla crescere e mi insegna come fare: licenziare tutti i designer fuorché lui.
    Molti prodotti di Magis portano la sua firma, fanno certo bella figura nel catalogo, non altrettanta però nel conto profitti e perdite.
    Mari, dunque, cerca un imprenditore con il quale coltivare «progetti strategici» di design.
    Eccomi qua.

    Mi è chiaro quello che Mari vuole: un’alleanza tra pensiero (lui) e azione (imprenditore-tigre).
    Un’alleanza su queste basi non mi sta, però, bene.
    Per me il design industriale non è l’opera individuale del designer, ma il lavoro di una squadra, specialmente oggi con i tempi che corrono.
    Fatta di buoni cercatori di idee, uomini-segugio capaci di scovare nuove piste.
    Fatta di bravi ed intelligenti designer che hanno capito che il progetto si chiude immancabilmente con un compromesso; importante è però saperlo fissare con qualità, perché c’è anche una qualità per il compromesso.
    Fatta di tecnici che difficilmente si arrendano alle prime difficoltà, contrapponendo il puntuale non-si-può-fare.
    Fatta di uomini di marketing che si lascino affascinare dall’ossimoro guardare lontano e tenere i piedi per terra.
    Fatta di uomini di finanza che sappiano considerare il progetto anche alla luce della nuova prospettiva del capitale intellettuale e dei prodotti intangibili che da esso derivano.
    Infine, alla testa di tutti, l’imprenditore che è la figura essenziale del processo di sviluppo, che stimola, muove e coordina il lavoro del gruppo.

    Capita spesso che alcuni prodotti brillino e si affermino sul mercato più che per le qualità estetiche, messe a punto dal designer, per altre qualità rispetto alle quali il designer non ha dato alcun contributo, che possono essere di carattere tecnico: un’invenzione, un meccanismo, un nuovo scatto tecnologico ecc. o di altra natura: un’idea nuova di prodotto.
    Eppure, in questi casi, il risultato è ascritto tutto a merito del designer.
    Per non andare tanto lontano, Magis sta portando sul mercato una bella seggiolina per bambini che si chiama Pop, firmata Enzo Mari.
    Sembra destinata al successo.
    Mari l’ha disegnata benissimo, come lui sa fare, è un maestro. Chapeau!
    Ma la seggiolina «canta» e «scatta» soprattutto per il materiale, polipropilene espanso, morbido e leggero, che Magis ha deciso e che Mari ha semplicemente adottato.
    Eppure Mari incassa in buona sostanza anche la decisione del materiale.
    Un film porta il nome del produttore, del regista, degli attori, dello sceneggiatore ecc., ecc.; un progetto di design ha un solo autore: il designer.
    Bisognerebbe, invece, rendere nota tutta la squadra che ha lavorato nel progetto di design e dare giustamente risalto alle varie performance dei singoli.

    Contropropongo, perciò, a Mari di innestarsi nel team Magis che io dirigo, dedito alla ricerca e sviluppo prodotto, per una nuova stagione di progetto, per un design per squadra e non per solisti.
    Sento che lo farà. In fondo, non credo abbia tante candidature da esaminare.
    O sbaglio?
    Al lavoro!
    Buone idee (ci vogliono buone idee per fare buon design, altrimenti si scade nell’esercizio di stile), ne bastano poche, ma che abbiano una certa altezza di novità ed un forte orientamento al mercato.
    Buoni progetti, tante buone idee vengono spesso ferite da improprie definizioni formali.
    Buoni prodotti, saper mettere bene in produzione il progetto, capita spesso che buoni progetti vengano svigoriti da cattive traduzioni.
    Questi gli obiettivi della squadra.
    Facile dirlo, difficile impresa raggiungerlo, ma almeno proviamoci.

    Alcuni ci sono riusciti.
    Ad esempio:
    Artemide / Richard Sapper con Tizio,
    Artemide / Michele De Lucchi - Giancarlo Fassina con Tolomeo,
    Anonima Castelli / Giancarlo Piretti con Plia,
    Hille / Robin Day con Polyprop,
    Magis stessa e Stefano Giovannoni con Bombo,
    Magis ancora e Jasper Morrison con Air-Chair.

    ... e sono sicuro che arriverà il giorno in cui Mari mi dirà: «Vede, Perazza, in questi ultimi tre anni abbiamo sviluppato per Magis due ottimi progetti che sono ora in produzione con ottimo successo di vendita. Non abbiamo fatto alcun errore» (sic!).
    C’est tout.


    * Il testo riportato è stato pubblicato sul "Domus", 869, aprile 2004, EditorialeDomus, Milano.
    ** Il testo riportato è stato pubblicato sul "Domus", 875, novembre 2004, EditorialeDomus, Milano.

    www.domusweb.it




    Enzo MariEnzo Mari. (Novara 1932) Sviluppa la sua formazione con gli studi all'Accademia delle Belle Arti di Milano, a cui accompagna già dagli anni '50 un'intensa attività artistica, con mostre personali e collettive in gallerie e musei di arte contemporanea. Nel 1963 coordina il gruppo italiano Nuove tendenze e nel 1965 ne cura la mostra di arte optical, cinetica e programmata alla Biennale di Zagabria. Partecipa individualmente a diverse edizioni della Biennale di Venezia e della Triennale di Milano.
    Parallelamente inizia l'attività di design, prima nell'ambito della ricerca formale personale, e quindi in collaborazione con numerose industrie, nei settori della grafica, dell'editoria, del prodotto industriale e dell'allestimento mostre.
    Caratteristica della sua opera, internazionalmente affermatasi tra le più rappresentative del design italiano, è la continua ricerca e sperimentazione di nuove forme e significati del prodotto, anche in contrapposizione con gli schemi tradizionali del disegno industriale.
    Nel 1971 partecipa con un intervento critico alla mostra Italy: the New Domestic Landscape al MoMA di New York. La sua singolare posizione di artista-design è documentata nella molte pubblicazioni dedicate al suo lavoro, come pure negli interventi in importanti istituzioni; tra queste l'ADI - Associazione per il Disegno Industriale, di cui è Presidente, dal 1976 al 1979. Gli è stato assegnato tre volte il premio Compasso d'Oro. Sue opere e oggetti sono nelle collezioni di diversi musei di arte contemporanea: Galleria Nazionale d'Arte Moderna a Roma, Moderna Museet a Stoccolma, Stedelijk Museum ad Amsterdam, Musèe des Arts Décoratifs a Parigi , Kunstmuseum a Düsseldorf, Kaiser Wilhelm Museum a Krefeld, Museum of Modern Art a New York.
    Una grande mostra personale gli viene dedicata nel 1983 dal Centro Studi e Archivio della Comunicazione dell'Università di Parma, dove sono conservati gli 8.500 disegni ed elaborati del suo archivio, da lui donati al CSAC.
    Più recentemente la sua attività si estende alla ricerca e progettazione per l'arredamento urbano (Comune di Milano, sistemazione della piazza del Duomo) e alla didattica, svolta con conferenze e cicli di lezioni in Italia e all'estero, tra cui i corsi tenuti all'istituto di Storia dell'arte dell'università di Parma e alla facoltà di Architettura del Politecnico di Milano.
    Nel 2008 gli è stata dedicata dalla Galleria di Arte Moderna e Contemporanea di Torino una personale antologica, in occasione dell'Anno Internazionale del Design.
    Nel 2011 è stato insignito dall'ADI del premio Compasso d'Oro alla carriera.





    Eugenio PerazzaEugenio Perazza. (Ceggia - Venezia 1940) Dopo alcune esperienze lavorative in aziende del Veneto fonda Magis nel 1976 per la realizzazione di complementi d'arredo ad alto profilo tecnologico e ad alta qualità di design per la produzione in grande serie e per la diffusione globale.
    Oggi Magis è un'azienda di riferimento a livello internazionale per la qualità del progetto e del prodotto e sviluppa i suoi progetti assieme ai migliori designer a livello internazionale.
    Molti pezzi Magis fanno parte delle collezioni permanenti di importanti Musei come il MoMA di New York, il Victoria and Albert Museum di Londra, il Design Museum di Londra, il Museum für Gestaltung di Zurigo, il Musée National d'Art Moderne Beaubourg di Parigi. Eugenio Perazza viene sovente invitato da scuole di design e università a tenere conferenze sul design. Da segnalare in modo particolare il suo intervento ad una conferenza sul design presso lʼIstituto Italiano di Cultura di Parigi nel settembre 2002, la partecipazione in qualità di special guest al Design Forum di Osaka (novembre 2003 e luglio 2005) e alla settimana di formazione sullo sviluppo dei distretti industriali nella federazione russa svoltasi a Mosca nel marzo 2004, lʼintervento del luglio 2006 presso il ministero per lo sviluppo economico a Roma – tema «Il Design Italiano. La Competitività dellʼInnovazione nella forma e nella funzionalità» – e al Design Forum di Singapore nel 2007, oltre a lezioni presso il Politecnico di Milano e di Torino, presso lo IUAV di Treviso ecc.
    Il "Financial Times" (ottobre 2002) annovera Magis tra le dieci aziende italiane leader nel campo del design e la prestigiosa rivista inglese "Wallpaper", nel numero di luglio/agosto 2002, mette Eugenio Perazza al primo posto tra i dieci «commanders» che cambieranno il modo di vivere: «ten commanders who will change the way we live». (www.magisdesign.com)







     IMAGE GALLERY 


    Enzo Mari, Inserzione a pagamento, «Domus»,  869, aprile 2004, EditorialeDomus,  Milano Richard Sapper, Tizio - lampada, 1972, Artemide Michele De Lucchi, Giancarlo Fassina, Tolomeo - lampada, 1987, Artemide Robin Day, Polypropylene Chair - sedia, 1963, S. Hille and Co. Ltd

    Giancarlo Piretti, Plia, 1969, Anonima Castelli Enzo Mari,  Tonietta - sedia, 1985, Zanotta Stefano Giovannoni, Bombo - sgabello, 1999, Magis Jasper Morrison, Air-Chair  - sedia, 1999, Magis

    Enzo Mari,  Mariolina  - sedia, 2002, Magis Enzo Mari,  Mariolina  - sedia, 2002, Magis Enzo Mari,  Pop - sedia per bambini, 2003, Magis Enzo Mari,  Pop - sedia per bambini, 2003, Magis


     
         

     
    ADI Contributi / Legenda


     Contributi







    ADI :: via Bramante 29 - 20154 Milano | Delegazione Toscana: via Vittorio Emanuele 32 - 50041 Calenzano (FI) - info@aditoscana.it